Pensieri di una neo diciottenne

Scarabocchio su questo diario virtuale quello che c'è nella mia testa


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Diciotto anni… buttati!

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20/01/2014, Roma, Italy

Di solito, quando leggo le biografie delle persone che a scuola mi costringono a studiare c’è sempre la frase del tipo “debuttò a 18 anni con la sua opera…” ,” quando era al college costruì il primo abbozzo di…”,” suonò davanti alla regina X all’età di 15 anni”. Bene, quando leggo queste cose divento depressa e mi rendo conto di quanto in realtà la mia esistenza sia del tutto inutile alla società.

Ho diciotto anni e nella mia vita non ho combinato assolutamente nulla, e soprattutto non sarei in grado di combinare assolutamente nulla! Sapete cosa ho fatto in 18 anni? Ho studiato. So a memoria tutte le formule di fisica, le date dei trattati di pace di qualsiasi conflitto, cosa mangiò Manzoni prima di morire, ma non sono capace di rifarmi il letto come non sarei capace di pagare una bolletta ne tanto meno di fare il bucato. Non ho mai lavorato in vita mia ne prodotto qualcosa di utile per il mondo, semplicemente sono un parassita. E sapete qual’è la cosa più triste e sconcertante? Sarò un parassita della società  ancora per moltissimi anni considerando che dovrò fare l’università, prendere un master, farmi schiavizzare per qualche anno facendo uno stage da qualche parte e poi, forse, troverò un lavoro. Un lavoro che sicuramente non mi piacerà, totalmente inutile, con il quale si e no riuscirò a far andare avanti una famiglia che sempre forse riuscirò a costruire e andrò avanti così, con questa vita mediocre fino al giorno della mia morte. Non sarò mai in grado di portare a termine un mio progetto, un qualcosa di concreto per aiutare gli altri o anche solo per sentirmi soddisfatta.

E poi, sono veramente così utili le stronzate che mi insegnano? Io non sono uno di quegli adolescenti che preferirebbe passare le giornate a farsi le canne o al mare piuttosto che andare a scuola, a me piace andare a scuola, mi piace conoscere le cose, mi piace essere in grado di possedere una mia opinione sulle cose ma credo anche che tutto queste studio mi stia atrofizzando il cervello. Non esiste solo la teoria, esiste anche la pratica e io ho bisogno di fare pratica, ho bisogno di creare qualcosa di mio, ho bisogno di sviluppare le mie capacità e le mie attitudini per portare qualcosa di buono al mondo. Ma ora come ora, per come è strutturata la nostra società non credo che ciò mi sarà possibile.

 

Wish you a good evening,

D il parassita

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Quiet people have the loudest mind

 

 

07/07/2014, Rome, Italyquiet_people_have_the_loudest_minds_by_colorpixie-d4rdgyk

Questo è il mio aforisma preferito, e credo mi rispecchi alla perfezione: penso troppo e parlo troppo poco. Ho cominciato a scrivere questo blog per cercare di migliorare il mio modo di relazionarmi agli altri, per superare quel blocco che mi impedisce ancora oggi di aprirmi alla gente, e vi posso assicurare che anche se non è passato molto dall’inizio di questa sorta di terapia alternativa, io mi sento meglio. Cioè la mia capacità di relazionarmi non è migliorata di molto ma diciamo che guardo il mondo da un’altra prospettiva.
Avete presente quando quella situazione in cui l’altro interlocutore vi guarda come per dire “beh dì qualcosa!” e tu non sai cosa dire? A me capita continuamente ed è estenuante, non lo sopporto! Non riesco a dire assolutamente nulla se non qualche cliché o luogo comune. L’altra sera, ad una festa mi sono messa ad analizzare attentamente quello che succede nella mia testa in quelle situazioni ( spero sia per tutti la riprova che l’idea degli adolescenti che vanno alle feste solo per ubriacarsi è ormai una realtà superata). Insomma ho avuto la riprova del fatto che il problema fondamentale non è il non avere nulla da dire, ma non saper cosa dire, non saper quale pensiero scegliere tra tutti quelli che la mia stupida mente partorisce ogni millesimo di secondo.
É assolutamente un evento unico che io decida di confessare un mio pensiero a qualcuno, infatti di solito restano nella mia testa ma il mio “qualcuno” preferito, é il mio ragazzo. Mi ispira talmente tanta fiducia che le parole mi escono da sole anche contro la mia volontà, e ogni volta che ció accade credo lui sia davvero terrorizzato dalla quantità di pensieri che riesco a creare. Ovviamente ogni tanto capita che nel flusso imperterrito di pensieri nella mia mente io riesca ad acchiapparne uno, ad isolarlo, a tradurlo in parole per scriverlo qui.
Insomma, uno dei miei propositi per l’anno nuovo è cercare di pensare meno, soprattutto di notte, e parlare di più, anche se so che per mia natura è praticamente impossibile.

Wish you a good night,

D


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bandiera

19/09/2013

I fatti di Firenze riportati ieri da questo giornale (“Assessori, escort e coop, i segreti hard di Firenze”) non sono certo un caso isolato nel nostro paese, anzi sono convinto, e con me penso lo sia la gran parte degli italiani, che ogni nostra città o cittadina presenti una realtà più o meno analoga. Si tratta di una constatazione abbastanza inquietante, almeno per me che sono spesso chiamato a parlare di etica. Ne ho parlato l’altro giorno in una tavola rotonda promossa da Conad in occasione dell’assemblea di bilancio, all’inizio di questo mese ho tenuto uno specifico corso di etica ai futuri commissari presso la Scuola Superiore di Polizia, molte volte sono stato invitato a discuterne nei licei del nostro paese, nelle aule universitarie, nelle piazze che ospitano manifestazioni culturali. 

Ricordo una volta a Roma nell’aula magna della Luiss, l’Università della Confindustria, di aver dovuto rispondere alla domanda sul perché il bene dovrebbe essere sempre meglio del male se il male talora risulta più efficace, sul perché si dovrebbe essere onesti e leali anche quando è possibile non esserlo, e non esserlo risulta più conveniente. Devo dire che ogni volta, prima di prendere la parola, ho sentito sorgere dentro di me una sorta di sottile disagio, procurato dal fatto di percepire sui volti che mi osservavano il disinteresse e la noia per quell’argomento di cui stavo per parlare. Anche per questo cito qui a mia discolpa una frase di Shakespeare: “Perdonatemi questa predica di virtù, perché nella rilassatezza di questi tempi bolsi la virtù stessa deve chiedere perdono al vizio, sì, deve inchinarsi a strisciare” (Amleto3,4). “Buonista” si usa dire, cioè poco capace di incidere sulla realtà effettiva delle cose. Gli allenatori delle squadre di calcio quando mandano in campo i calciatori dicono che li vogliono “cattivi” oppure “cinici”, il che per loro significa efficaci. Non fanno che esprimere il pensiero dominante: chi è cattivo vince, chi è buono no. 

Come nello sport, così nella vita: chi è cattivo riesce, chi è buono no. Questo è il pensiero che abita la mente occidentale da qualche secolo a questa parte e che ha trovato la sua consacrazione teoretica nel pensiero di Friedrich Nietzsche, il filosofo preferito da Mussolini e Hitler (in un discorso alla Camera del 26 maggio 1934 il Duce si dichiarò “discepolo di Federico Nietzsche polacco germanico”, mentre il Führer si recò in visita più volte all’archivio del filosofo, gestito, e strumentalizzato, dalla sorella Elisabeth). La cosa curiosa, e per me preoccupante, è che l’interpretazione maggioritaria di Darwin vede l’uomo e la natura esattamente nella medesima prospettiva che fa della forza e della furbizia l’arma migliore per vivere, per cui oggi anche da sinistra (dove il darwinismo ha ormai sostituito il marxismo quale orizzonte teoretico) si tende a pensare l’uomo e la vita in questa prospettiva spietata e rapace.

Mi rendo perfettamente conto che queste affermazioni filosofiche andrebbero più adeguatamente argomentate, ma qui mi posso solo limitare a dichiarare che in me non suscita alcuna meraviglia il fatto che alcuni funzionari delle nostre istituzioni possano abusare della loro funzione per soddisfare appetiti sessuali, in qualche caso addirittura con i soldi pubblici: il nostro comportamento infatti discende dalla nostra mente, e la mente è guidata per lo più istintivamente dalla gerarchia esistenziale in base a cui è configurata, per cui se non c’è nulla di più rilevante della propria volontà di potenza, e se non si può arrivare alle vette letterarie e filosofiche di Nietzsche, è logico che ci si avventi su orizzonti più caserecci.

Il problema quindi non è l’immoralità pratica, che sempre ha accompagnato il fenomeno umano e sempre l’accompagnerà, ma è la debolezza del sentire etico che fonda la differenza tra moralità e immoralità sostenendo che la prima sia spesso meglio della seconda. Gli uomini hanno sempre praticato delle trasgressioni a livello etico, ma un tempo quando si era immorali ci si sentiva fuori posto (peccatori nella versione cattolica, inadempienti agli obblighi della coscienza nella versione laica), oggi si è immorali e ci si sente furbi e vincenti. E la cosa vale tanto per chi si dice cattolico quanto per chi si dice laico.

Il problema, in altri termini, è la mancanza di fondamento dell’etica. Torna la domanda che mi è stata posta da uno studente: perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace? Io penso che a questa domanda si possa rispondere solo andando ad appoggiarsi al fondamento ultimo dell’etica, e penso altresì che tale fondamento abbia molto a che fare con la fisica, con la natura intima della realtà. È infatti un clamoroso falso che la cattiveria e l’immoralità siano più produttivi e più appaganti del bene e della giustizia. Che non lo siano lo dimostrano gli stati nei quali è più bassa la corruzione (Danimarca, Norvegia e in genere i paesi del nord Europa) e nei quali corrispettivamente è più alto il tasso di benessere sociale e individuale. L’etica infatti non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l’organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute, l’armonia tra le componenti subatomiche che compongono gli atomi, tra gli atomi che compongono le molecole, e così sempre più su, passando per cellule, tessuti, organi, sistemi, fino all’insieme dell’organismo. Lo stesso vale per la vita psichica, tanto più sana quanto più alimentata da relazioni armoniose, in famiglia, a scuola, al lavoro, e viceversa tanto più malata quanto più esposta, magari fin da piccoli, a relazioni disarmoniche e violente. Il segreto della vita in tutte le sue dimensioni è l’equilibrio, e l’etica non è altroche l’equilibrio esercitato tra persone responsabili.

Il nostro è un paese di individui che si credono furbi perché trasgrediscono le regole dell’ordine etico e civico, ma che in realtà sono semplicemente ignoranti perché tale continua trasgressione produce il caos quotidiano dentro cui siamo costretti a vivere, fatto di approssimazione, diffidenza, nervosismo, disattenzione, e tasse elevatissime cui corrispondono servizi spesso ben poco elevati. Intendo dire che rispettare le regole, comprese quelle che riguardano la vita privata (perché chi non è fedele nel privato non lo sarà certo nel pubblico) è la modalità migliore di raggiungere quel poco o tanto di felicità che la vita può dare.Qualche giorno fa pagando il conto in una pizzeria di Roma il cassiere mi diede dieci euro in più. Gli dissi che stava sbagliando e guardandolo potei avvertire nei suoi occhi il passaggio da uno sguardo di minacciosa difesa a una luce particolare. Finì che offrì a me e a chi era con me una grappa per festeggiare. Che cosa? I dieci euro recuperati? Credo qualcosa di più. 

Vito Mancuso


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La schiavitú é stata abolita…. O forse no?

29/08/2013 Tropea, Italy

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A scuola ci insegnano che la schiavitú venne abolita circa nel IX secolo quando un uomo lungimirante di nome Abram Lincoln decise che non c’era motivo per cui gli uomnii di colore dovessero essere sfruttati nelle piantagioni mentre i bianchi beneficiavani dei profitti. Beh tutto questo é vero ma i nostri professori, come i libri di testo che le scuola ci fanno comprare, non ci parlano delle nuove forme di schivitú che l’era moderna ha sviluppato.
Quello di cui sto parlando non sono forme di schiavitú fisica, di quelle a cui siamo abituati a pensare dove delle povere vittime vengono frustate o roba del genere, dal IX secolo la societá si é “evoluta” e cosi hanno fatto le tecniche di schiavitù fino ad arrivare ad una forma psicologica.
Sapete di cui sono schiave milioni di donne nel nostro mondo? Della bellezza.
Non fraintendete non della bellezza in generale ma di quella dettata dai media, dalle copertine delle riviste, dalle attrici che vediamo in TV la sera dopo cena.
Almeno una volta nella vita, sfogliando una rivista o vedendo una di quelle specie di super eroine della bellezza in televisione abbiamo segretamente desiderato di essere come loro, belle anche quando vengono svegliate in piena notte e devono uscire per risolvere un caso, con i denti bianchissimi e il trucco mai sbavato, con delle gambe che anche se nascoste da un paio di pantaloni farebbero girare chiunque per strada… Lo so…
Invece di accettarci per come siamo siamo costrette a volerci vedere diverse, come non saremo mai, siamo costantemente violentate psicologicamente e aggiungerei anche fisicamente se si tiene conto di quello che molte donne soppoertano pur di essere un anticchia piu vicino a questi modelli surreali.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi ogni giorno quanto siamo straordinarie per quello che facciamo, per chi siamo e che non abbiamo bisogno di essere come qualcun’altra perche essere noi stesse e accettarci é molto piú difficile.

Wish you a good night,

D